Transumanza in alta montagna

L’organizzazione degli alpeggi per lo sfruttamento dei pascoli alpini è uno degli aspetti più originali e caratterizzanti dell’economia, del paesaggio e della cultura valdostana. Da secoli, durante l’estate, i capi di vari allevamenti vengono riuniti per formare mandrie di 80-150 bovini e condotti in montagna per brucare i vasti pascoli in quota della nostra regione (4/5 del territorio sono al di sopra dei 1.600 m!).

2015-07-10 15.00.49La stagione dell’alpeggio dura tipicamente circa 100 giorni, tradizionalmente da San Bernardo (15 giugno) a San Michele (29 settembre). L’erba delle praterie alpine è bassa ma molto nutriente e ricca di fiori, capace di fornire un latte molto grasso e aromatico. Mentre le mandrie sono in montagna, sul fondo valle si possono falciare i prati e accumulare scorte di fieno per l’inverno. La gestione tradizionale dell’alpeggio era piuttosto complessa e richiedeva diversi addetti cui erano affidate mansioni specifiche: pastore, aiuto-pastore, casaro, addetto alla salatura della fontina, addetto alla manutenzione dei ruscelli, alla pulizia della stalla, al trasporto, tutti inoltre partecipavano alla mungitura, praticata due volte al giorno. Erano impiegati anche ragazzi che trasportavano i secchi del latte e aiutavano in svariati compiti. Ancora oggi l’automazione di queste attività è molto ridotta ed è importante il ricorso alla manodopera di immigrati, in primo luogo marocchini, albanesi e polacchi. In alpeggio si produce fontina, talvolta burro e, in passato, “brossa” e “seras” per l’alimentazione degli alpigiani. Le vacche impiegate sono di razza valdostana pezzata rossa, pezzata nera e bruna valdostana, animali rustici, adattati all’ambiente alpino. In alpeggio queste bovine si scontrano istintivamente fra loro per stabilire una gerarchia. Questi scontri sono molto seguiti dagli allevatori che organizzano dei combattimenti fra le regine dei diversi alpeggi. Oggi le batailles de reines sono organizzate in un vero e proprio torneo con qualificazioni e finale regionale.

desarpaAl termine della stagione degli alpeggi si svolge la desarpa, la discesa a valle di mandrie e pastori. Per l’occasione la “regina delle corna” – il capo dominante – viene adornata da un trofeo (bosquet) rosso, mentre la “regina del latte” – la più produttiva – da un trofeo bianco. Si tratta di una vera e propria festa che un tempo terminava con un trionfale ingresso nel villaggio. Oggi la désarpa viene ripresa in alcuni comuni e celebrata ogni due anni con festose manifestazioni e défilé di mucche nelle vie del centro cittadino di Aosta.

Razze bovine valdostane

La Valdostana Pezzata Rossa, come le altre razze pezzate rosse delle regioni attorno al Monte Bianco, deriva, molto probabilmente, dai bovini introdotti dai Burgundi verso la fine del V secolo. E’ la razza autoctona a maggiore diffusione dell’arco alpino occidentale, perfettamente adattata alle condizioni geografiche e climatiche delle Alpi.

La Valdostana Pezzata Nera e la Castana rappresentano, con la loro cugina Hérens (Svizzera), il gruppo bovino autoctono che ha popolato originariamente l’arco alpino, derivato probabilmente dal “Bos Brachyceros”. Le razze brachicefale (dal cranio largo) si differenziano per il loro carattere vivo e per la loro rusticità. I ceppi Valdostana Pezzata Nera e Castana si differenziando unicamente per il colore del mantello. Meno produttiva della pezzata rossa è più combattiva e più utilizzata per i combats des reines.

Nel 2006 erano censiti in Valle d’Aosta 22.245 capi bovini di pezzata rossa e 14.244 di pezzata nera/castana. In totale la nostra regione conta oltre 38.000 vacche, cioè circa una ogni tre abitanti, il più alto rapporto bovini/abitante d’Italia.2015-09-07 12.44.05

L’Arev, Associazione regionale degli allevatori valdostani, si occupa, fin dal 1978, del miglioramento delle razze locali (bovine, caprine e ovine) e della promozione dei prodotti da esse derivate. Inoltre garantisce una costante assistenza ai titolari d’azienda in materia di produttività, igiene, ecc.